Nasce la Smart City, la città intelligente

Sul filone agenda digitale (che é solo una road map con all’interno banda larga, digitalizzazione PA, e commerce e chi più ne ha più ne metta…) si innesta la grande opportunità della Smart cities.
Premettiamo che la scuola di pensiero ormai dominante porta a considerare più utile, concreta e stimolante la sfida della Smart city, che la stucchevole discussione sulle provincie, valida sul piano istituzionale, ma molto meno per le imprese. Li nasce la rete dei servizi ad alto valore aggiunto, la vera metropoli forte dell’Assemblea centrale veneta !
Chiariamo poi da subito che la Citta intelligente non è solo tecnologia. Il lampione con il wi fi non lo è. Smart cities è altra cosa. La Città intelligente é fatta di inclusione sociale, nuova urbanistica, bio architetture, sostenibilità ambientale ed energetica, ed anche di nuove tecnologie.
In un mondo interamente connesso, la competizione sará sempre piú tra grandi aree urbane. Saremo necessariamente sempre più connessi tra grandi aree urbane, i nuovi hub della rete. E, senza raccontarci cose non vere, in Italia solo Milano ha queste caratteristiche, perché, ad oggi, gli altri, noi compresi, non si sono aggregati.
Poi sfatiamo un altro luogo comune. La competizione non é, e non sará, come teorizza qualcuno, sui sensori o sulle macchine, ma sui dati e sulla capacitá di lettura e gestione del dato.
Quindi la nuova vera sfida é infrastrutturare le aree urbane e creare connessioni. Questo é il vero tema del Veneto, specie del Veneto centrale, motore del nord est.
In questo scenario che si va delineando il cloud computing, tradotto nella nostra vita di tutti i giorni, significa nomad worker. Non ci sará più un orario, non ci sará un luogo, non ci sará un contratto. A patto io possa avere sempre con me le mie informazioni, i miei dati… La vera nuova ricchezza. Serviranno sempre piú piattaforme che consentano di elaborare i dati ovunque, hosting e – altra cosa – assemblare dati. Ma per fare ció dovremo avere tanta, tanta connessione, stabile, che non ci abbandoni mai…
Sappiamo tutti che nel 2016 la maggioranza dei lavoratori del mondo lavorerà in mobilitá. Siamo giá in un’era post pc. Nel 2015 ci saranno nel mondo un miliardo tra smartphone e tablet, le cosiddette device. E poi va considerato il grandissimo tema del Socialnetwork sul quale si aggregheranno sempre piú le comunitá del futuro. Oggi é sbagliato non parlarne abbastanza in termini di aggregazione sociale, il cosiddetto crowdsourcing, partecipazione, collaborazione di massa. Un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione affidano la progettazione, la realizzazione o lo sviluppo di un progetto, o di un’idea, o di un’oggetto, a un insieme indefinito di persone non organizzate in comunità predefinite. Un pó il mondo liquido di Baumann, per intenderci.
Manca poi, dalle nostre parti, competenza su quella che è chiamata “sentiment analysis”, una nuova professione. Pensiamo alla utilità per un Sindaco di monitorare continuamente Il sentire dei propri cittadini. Sarà questo l’ufficio stampa, l’ufficio studi, l’ufficio relazioni con il pubblico, del futuro. Capacità di elaborare dati che già esistono per indicare le politiche sociali, culturali etc. Mc Kinsey in un recente studio ci dice che saranno 4 milioni e mezzo le persone che faranno analisi del dato nel 2018. Mancano ad oggi solo negli Stati Uniti 1 milione e mezzo di questi analisti…
Ma detto delle competenze che servono, va sottolineato che infrastrutture, cloud computing, tablet, smartphone sono elementi abilitanti, ma non sono la Citta intelligente, che é mettere insieme dati e collegare persone e cose.
La smart community é la Citta che insegna, é la Citta educata, ovvero che impara, cresce. È la città che ad esempio riduce il digital divide tra generazioni. E il vero valore aggiunto, sará mettere insieme i dati, saper leggere l’intero, non produrre il pezzettino. I data saranno il cervello della cittá che si racconta, che ascolta i bisogni, guida lo sviluppo e cresce.
Le città debbono essere competitive. Debbono essere attrattive, per attrarre investimenti e insediamento di nuove imprese in termini di mercato, clientela, mobilita. Per quarant’anni lo sviluppo urbano era stato visto in negativo. Poi è cambiato tutto e maggiori funzioni si sono trasferite verso le città, con i Kibs (knowledge intensive business services) come elemento di sviluppo.

4 pensieri su “Nasce la Smart City, la città intelligente

  1. Prendendo ad esempio seeclickfix.com e liquidfeedback.com si dovrebbe creare un sistema di segnalazione delle problematiche del territorio e connettere gli uffici delle PA che sono responsabili delle soluzioni integrato con un sistema di votazioni on line sulle priorità che l’amministrazione dovrebbe affrontare.
    E’ fattibile e gratis facendo collaborare chiunque lo desideri ad un progetto open-source
    Se le amministrazioni locali si impagnao ad utilizzare il sistema una volta ultimato.
    Consentendo i banner pubblicitari nelle pagine del sistema si avrebbero degli introiti per pagare gli stipendi di una parte dei dipaendenti pubblici

  2. Io suggerirei di utilizzare e potenziare il tracciato ferroviario che va dalla stazione FS alla zona industriale alla fine di corso Stati Uniti, creando un servizio su 2 o 3 carrozze altenativo all’autobus con alcune fermate intemedie che si possa usufruire con gli stessi biglietti del metrobus-metrotram.
    Una delle fermate intermedie potrebbe essere sotto il cavalcavia di via Venezia.
    In quel punto si potrebbe raddoppiare il binario e incrociare 2 treni (uno di andata e uno di ritorno).
    Ove il mezzo risquotesse successo sarebbe necessario mettere un segnale di ‘Passaggio a livello chiuso’ in modo da deviare il traffico nelle vicinanze dei semafori di
    1 – via Venezia all’altezza del centro Giotto
    2 – via Fruburgo angolo via Maroncelli
    3 – via dell’Industria
    4 – via Venezia via S.marco
    Infine andrebbe creta una rotatoria al posto del semaforo di via S.Marco – via Einaudi

    Per alimentare il tutto un impianto fotovoltaico lungo il tracciato, analogo a quello realizzato adiacente allo stadio euganeo.

    I fondi si devrebbero reperire attraverso un’emissione di obbligazioni APS-HERA dedicato al progetto.
    Il fotovoltaico si ripaga da solo in 10-12 anni, basta che l’impianto sia dimensionato in maniera tale da creare nei successivi 5 anni un flusso di cassa che compensi l’aquisto dei treni e le spese per le stazioni.

  3. Il Bowling di Padova ha chiuso, io lavoro li vicino, mi sono chiesto se lo stabile si potrebbe riconvertire per un’alttra attività.
    http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/07/01/news/ultimo-strike-al-bowling-in-via-venezia-e-game-over-1.5344478

    L’idea sarebbe quella di trasformarlo in un asilo (nido+ scuola materna / ludoteca nel weekend) aziendale, o meglio di un consorzio aziendale.
    Non è il mio settore, io sono un informatico e come socio fondatore di Energoclub mi appassiona il tema delle energie rinnovabili.
    Sono padre di una bimba che fa le elementari perciò ho già passato l’esperienza dell’asilo.

    A Padova la situazione asili è in poche parole questa: quelli pubblici sono pieni e per limiti di reddito tanti devono servirsi di asili privaiti.

    L’estensione dell’edificio potrebbe costituire uno dei più grandi asili/scuola materna.

    Il bowling si trova in una zona strategica,
    - ci sono molti uffici attorno perciò un bacino di utenti potenziali “utenti” interessante
    - è alla “porta di Padova” verso est
    - è vicino al centro commerciale Giotto

    Altri punti a favore dello stabile:
    C’è un parcheggio interno e anche un po’ di spazio da adibire a giardinetto.
    Il tetto piano potrebbe ospitare un impianto fotovoltaico e anche un solare termico, aggiungendo un intervento di isolamento si potrebbe arrivare ad avere un edificio in classe A+ o Passivhaus.

    Altri punti a favore della zona:
    - sarebbe possibile far cucinare i pasti alla cucina della mensa-self service che dista 200-300 metri in line d’aria (si potrebbero così scorporare i costi mensa dai costi di gestione)
    - A meno di 100 metri c’è la Chicco e Prenatal.

    Un punto a favore di un asilo grande:
    Si ha la possibilità di fare formazione/affiancamenti quindi diventare un centro di riferimento per altre realtà

    Un punto a favore di un asilo aziendale:
    offrire un servizio più flessibile per incontrare le esigenze di orari di madri e padri lavoratori autonomi.

    CHI DOVREBE PARTECIPARE AL PROGETTO
    Le aziende e i professionisti della zona potrebbero creare un consorzio per pagare le sprese di ristrutturazione e adeguamento in cambio di deduzioni fiscali
    I consorziati otterrebbero in cambio un certo numero di posti nella scuola da offrire anche ai dipendenti che hanno figli piccoli magari a prezzi agevolati.
    Al limite potrebbero parteciparvi anche gli stessi dipendenti delle aziende.

    Saluti e buon lavoro

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